SALA SCICLUNA
NOVE DI COPPE Stagione Eventi Anno 2025/26
Presenta:
LAMPI DI GENIO DURATA 140 MINUTI c.
Scritto, creato e interpretato da Katia Capato
SAB 18 OTT e DOM 19 OTT 2025 | ORE 17:45 – DEBUTTO
SAB 17 GEN e DOM 18 GEN 2026 | ORE 17:45 – REPLICA
SAB 11 APR e DOM 12 APR 2026 | ORE 17:45 – REPLICA
(SU PRENOTAZIONE POSTI LIMITATI
Lo spettacolo prevede l'utilizzo di effetti luminosi e strobo per i quali avvertiamo le persone fotosensibili)
Sound and video design Igor Mendolia e Katia Capato
Ricerca elementi di scena e costume, logistica Debora Capato
Realizzazione oggetti di scena Matteo Lainati
Scenografia e costumi Katia Capato
Light design Katia Capato
Tuta di Ipazia Lorella Dance
Una Produzione Nuove Cosmogonie Teatro & Sala Scicluna
Presentazione integrale:
Una Bambina, che mai vedremo, piange!
Giunge in suo soccorso una presenza eterea, non un angelo ma qualcuno che tanto tempo fa visse e aveva un nome: Ipazia.
Viene accompagnata da altre curiose figure oramai metafisiche ma che un tempo vissero una vita tanto singolare quanto esemplare: Nikola Tesla, Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, Katherine Johnson.
Non possono esaudire il suo desiderio, ma con una sola domanda “cosa ti piace fare?” la guidano oltre una condizione di profondo disagio.
La bambina sussurra all’orecchio etereo della presenza la risposta… e la magia del Teatro prende forma…
I “singolari amici”, ad uno ad uno, si lasciano impersonare, perché è questo che alla Bambina piace fare! La voce di Ipazia tiene insieme le trame del racconto e viaggia in un tempo non tempo, in cui passato, presente e futuro si vanno fondendo in un gioco un po’ serio e un po’ grottesco, liberamente ispirato e intriso dagli accadimenti che caratterizzarono la vita dei nostri tanto illustri personaggi…
In ultimo, per un epilogo stellare, a dialogare con Ipazia, appare una personalità oggi ancora in vita ma abituata a frequentare con assiduità la Volta Celeste: AstroSamantha.
Attraverso il gioco del Teatro, per quella Bambina, quasi mezzo secolo è passato!
Resta lo stupore e la gratitudine di chi non credendo di poter compiere nemmeno un passo giunse infine, in un modo o nell’altro, oltre i confini della terra, oltre i confini del cielo conosciuto, sino allo spazio profondo, Lassù, oltre le Stelle, oltre la Luna, Oltre…
IPAZIA D’ALESSANDRIA D’EGITTO (355 d.c. – 415 d.c.):
Ipazia, nata ad Alessandria d’Egitto nel 355 d.C., fu assassinata crudelmente, nella stessa città, intorno a marzo del 415 d.C.
Figlia del matematico Teone, fu donna di lettere e di scienza, a capo della scuola neoplatonica di Alessandria, che all’epoca faceva parte dell’Impero romano d’Oriente.
Astronoma, matematica, filosofa pagana, durante la sua vita fu riconosciuta come rinomata insegnante e saggia consigliera.
Pur non essendo cristiana, era nota per la sua tolleranza nei confronti dei primi cristiani.
Le voci secondo cui Ipazia avrebbe alimentato il conflitto tra Oreste, prefetto d’Egitto, e Cirillo, vescovo di Alessandria, facendo uso di arti magiche, spinsero una folla di cristiani parabolani ad assassinarla, smembrarne il corpo e bruciarlo.
Il suo omicidio l’ha resa, per alcuni autori, una martire della libertà di pensiero.
A partire dall’Illuminismo, Ipazia è considerata una vittima del fanatismo religioso, una martire laica del pensiero scientifico. Quasi a voler ricomporre idealmente il suo corpo straziato, i cultori del suo insegnamento hanno dato il nome “Ipazia” a un asteroide della fascia principale, “Ipazia Uno e Due” a due crateri lunari, “Rime di Ipazia” a un sistema di depressioni lineari sulla Luna, e “Ipazia” a un piccolo frammento di roccia piovuto dal cielo… guarda un po’, proprio nel deserto d’Egitto!
Nikola Tesla nacque alla mezzanotte tra il 9 e il 10 luglio del 1856 a Smiljan, in Croazia, che all’epoca apparteneva all’Impero Austro-Ungarico, da genitori serbi: il reverendo Milutin Tesla e Georgina-Djuka Mandic.
Dal paesello natio, nel 1884, giunse a New York — la “grande mela” — come immigrato serbo-croato. Ma nel 1891, a trentacinque anni, ottenne la cittadinanza statunitense.
Talentuoso ingegnere — meglio dire inventore — dedicò la sua vita agli studi sull’elettricità e sul magnetismo, al progresso della scienza e al miglioramento dell’umanità, tanto da essere spesso definito “l’uomo che inventò il futuro”.
Non a caso fu coinvolto nella memorabile “guerra delle correnti”, che lo vide antagonista del potente Edison nella disputa tra l’uso e lo sviluppo della corrente continua (promossa da Edison) e quello della corrente alternata (sostenuta da Tesla e Westinghouse).
Note sono le crudeli esibizioni in cui venivano folgorati poveri animali, attraverso le quali Edison cercava di screditare la corrente alternata, volendone dimostrare la pericolosità. All’apice della contesa, fu giustiziata l’elefantessa Topsy e, “dulcis in fundo”, Edison arrivò persino a ideare e realizzare la sedia elettrica per l’esecuzione dei condannati a morte.
Intanto Tesla, per promuovere la sua invenzione, si presentava — altissimo e magrissimo, con cappello a cilindro e frac — in mirabolanti esibizioni in cui fasci di energia elettrica attraversavano il suo corpo senza folgorarlo.
Il futuro vide affermarsi l’uso della corrente alternata di Tesla e, alle cascate del Niagara, a coronare una sua visione infantile, fu installata una potente centrale idroelettrica, decretando il definitivo successo della corrente alternata per l’uso industriale e domestico rispetto a quella continua.
Poco tempo dopo, per motivi mai chiariti, il suo laboratorio sulla Fifth Avenue a New York andò distrutto in un incendio.
Oggi è ritenuto da molti probabilmente affetto da sindrome di Asperger, ipotesi che spiegherebbe le sue fobie, l’eccessiva sensibilità a suoni e luci, la solitudine e le ossessioni. Fu però lo stesso Tesla, nella sua autobiografia, a ringraziare una sua “patologia” per averlo spinto, sin dall’adolescenza, a sviluppare capacità immaginative tanto precise da trasformare quel disagio — visioni sovrapposte alla realtà, accompagnate da intensi lampi di luce — nel suo più grande talento: visualizzare con straordinaria chiarezza qualsiasi invenzione nella mente, come se fosse reale. E fare, così, di sé un inventore.
Solo quando raggiunse la maturità, tuttavia, prese piena consapevolezza di questa elettrizzante possibilità creativa offerta dalla sua spiacevole condizione.
Prima di allora, sopravviveva sopraffatto dal malessere fisico e mentale già descritto, dal terrore religioso — suo padre era un ministro del culto ortodosso — ma, più di ogni altra cosa, era traumatizzato dalla perdita del fratello maggiore, Dane, del quale aveva assistito al tragico incidente a cavallo, e la cui memoria visiva mai lo abbandonò.
Destinato al sacerdozio e salvato in extremis da questo destino involuto da una febbre colerica — lui voleva fare l’ingegnere — in età avanzata dichiarò incredulo d’essersi tramutato, da “rottame” qual era, in un talentuoso inventore e in un uomo d’eccezionale salute.
Pare si nutrisse, negli ultimi anni, soltanto di latte e miele, protetto dalle mura della stanza 3327, al 33º piano del New Yorker Hotel.
Morì all’età di 87 anni. “Trombosi coronarica”, scrisse l’assistente medico legale. Ma non mancano voci su un suo presunto assassinio da parte dei servizi segreti. Chissà!?
Non mancano nemmeno le teorie sulle sue — non tanto presunte quanto documentate — manie e abitudini ossessivo-compulsive, oggi associate ad una forma d’autismo, ma allora considerate folli bizzarrie. Gesti come:
dividere ogni azione in multipli di tre,
pulire con una pila di tovaglioli tutte le stoviglie al ristorante più rinomato della metropoli,
misurare con precisione il contenuto della zuppa nel piatto,
circumnavigare almeno tre volte l’hotel prima di entrarvi…
Per non parlare della presunta misoginia — oppure dell’incredibile passione per i piccioni, in particolare per una tortora che dichiarò di amare “come un uomo ama una donna”.
Esistono documentari sensazionalistici contemporanei dedicati alla sua vita, che interpretano questa passione per i volatili — rinomati anche come portalettere — come un mezzo per eludere le intercettazioni dei servizi segreti, o di altri soggetti intenti a carpire i suoi segreti ingegneristici.
Il suo genio, scomodo e visionario, risultava talvolta troppo avveniristico e poco redditizio, e questo non favoriva gli interessi economici di potenti finanziatori come J.P. Morgan, che finirono col tagliargli i fondi e screditarne l’immagine.
Così accadde, ad esempio, quando Tesla dichiarò che, durante un esperimento, aveva captato segnali provenienti da Marte:
“Ebbi la sensazione di essere il primo uomo a sentire il saluto di un pianeta verso un altro.”
Dichiarazioni come queste non piacquero alla comunità scientifica, ma furono utili per isolarlo e frenare la realizzazione di progetti poco redditizi o militarmente ambigui.
Ma, come disse lui stesso:
“Lasciamo che il futuro dica la verità e giudichiamo ciascuno per la propria opera e obbiettivi”
Infatti, come da un buon seminatore la terra fiorisce, così dal genio di Tesla il futuro vide germogliare molteplici invenzioni e plurime profetiche visioni.
“Noi tutti dobbiamo avere un’ideale che governi la nostra condotta e assicuri la nostra soddisfazione non importa che si tratti di Fede, Arte o Scienza finché esegue la funzione di una forza dematerializzante capace di garantire l’esistenza pacifica dell’umanità come un tutt’uno.”
Detto ciò, a noi la scelta… se vogliamo evitare una calamità impellente.
Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, definito postumamente il padre della cosmonautica, nacque il 5 settembre 1857 nel villaggio di Iževskoe, in Russia, da una famiglia modesta. A dieci anni, una violenta scarlattina lo rese sordo. Il mondo del giovane Konstantin cambiò radicalmente, assumendo connotati diversi rispetto a quello dei suoi coetanei; catapultato in un mondo di silenzio, iniziò così l’esplorazione del proprio universo interiore.
Non potendo seguire il normale percorso scolastico, Ciolkovskij intraprese un straordinario cammino di formazione da autodidatta, iniziando a divorare tutti i volumi della piccola biblioteca paterna. Tra questi, trovò le opere di fantascienza di Jules Verne, che gli offrirono grande conforto e una fonte inesauribile di ispirazione.
Autodidatta, inventore, matematico e scrittore di fantascienza, solo in tarda età — con la Rivoluzione bolscevica e la nascita dell’Unione Sovietica — poté beneficiare del sostegno del governo e ricevere finalmente il riconoscimento da parte dei colleghi più blasonati.
Il suo lavoro, maturato in laboriosa solitudine, fu rivoluzionario: mai prima di lui si era parlato di razzi a propellente liquido, di miscele di ossigeno e idrogeno, di esplorazioni spaziali descritte con rigore tecnico e perizia scientifica. Di questi aspetti e della sua straordinaria vita non abbiamo tempo e spazio per parlare in questo spettacolo, ma vi invitiamo a scoprirli da voi. Ci soffermeremo invece sul momento cruciale della sua infanzia, in cui perse, nel giro di poco tempo, sia l’udito che la madre.
Così come Tesla, anche Ciolkovskij sottolinea nella sua autobiografia quanto la sua tragica condizione abbia contribuito a sviluppare le sue inclinazioni scientifiche. In poche parole, l’elemento creativo, quello dell’auto-sviluppo’ e dell’originalità, furono predominanti nella sua personalità.
Per citare un altro episodio significativo della sua biografia — che tuttavia non affronteremo in scena — ricordiamo il suo arrivo a Mosca, dove si iscrisse alla Scuola di Ingegneria che però mai frequentò. Studiò invece da autodidatta presso la Biblioteca di Chertkòvo, dove ebbe la straordinaria occasione di conoscere il bibliotecario, nientemeno che il padre del Cosmismo russo: Nikolaj Fëdorovič Fëdorov.
Durante un curioso episodio in biblioteca, il vecchio passò al giovane un bigliettino, su cui era scritto:
“Io ti aiuterò a studiare matematica, e tu aiuterai l’umanità a costruire razzi, così che saremo finalmente in grado di conoscere qualcosa di più della Terra, e potremo anche osservarla.”
I suoi studi vennero trascurati nell’Impero Russo, e durante la Prima guerra mondiale visse in condizioni precarie. Solo in età avanzata — grazie alla Rivoluzione bolscevica, alla nascita dell’Unione Sovietica e alla pubblicazione, in tutt’altra parte del mondo, degli esperimenti sul razzo interplanetario del fisico tedesco Hermann Oberth — Ciolkovskij fu finalmente preso in considerazione.
Da anonimo insegnante autodidatta, fu così proclamato Padre della Cosmonautica.
Morì il 19 settembre 1935 a Kaluga.
Fino alla fine, Ciolkovskij rimase un instancabile e appassionato ricercatore, dedito al progresso scientifico e tecnico. Non proferì mai una sola parola sulla possibilità di utilizzare i razzi come strumenti di attacco o per fini bellici: per lui tutto era orientato al bene dell’umanità, al progresso della scienza, alla conquista e comprensione delle leggi della natura.
Sconvolto dalla precoce perdita dei figli, intraprese una personale e profonda ricerca scientifica che lo portò a immaginare una forma di “selezione artificiale umana”, finalizzata a conquistare la Vita Eterna, sconfiggere la Morte e colonizzare l’Universo.
"La Terra è la culla dell’Umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla."
Matematica, informatica e fisica statunitense, contribuì in modo fondamentale allo sviluppo dell’aeronautica e ai programmi spaziali della NASA.
La fama di Katherine Johnson è giunta fino a noi anche grazie al film Il diritto di contare, tratto dal libro Hidden Figures di Margot Lee Shetterly.
Afroamericana, fin da bambina dimostrò uno spiccato talento per la matematica, tanto che i suoi genitori, i Coleman — lavoratori di fatica — si impegnarono con tutte le loro forze per farla studiare. Fu tra i primi studenti di colore ad accedere a università fino ad allora riservate ai soli bianchi.
Cresciuta, formatasi e poi inseritasi nel mondo del lavoro in un’epoca in cui vigeva ancora il segregazionismo sancito per legge, Katherine visse e fu testimone delle lotte per i diritti civili e per la libertà, guidate dai leader politici afroamericani. Durante la sua lunga vita — morì a 101 anni — vide affermarsi conquiste decisive, sia contro il razzismo sia contro il sessismo. Essere donna e nera, all’epoca, significava affrontare una doppia sfida. A queste si aggiunsero anche le difficoltà della vita privata: Katherine fu madre, sposa e poi vedova, dopo la morte del primo marito, Jimmy Goble, lasciandola con tre figlie da crescere.
Sul grande sfondo di un’America impegnata, prima attraverso la NACA, a sviluppare l’aeronautica durante la Seconda guerra mondiale, e poi — tramite la NASA — a conquistare lo spazio in piena Guerra Fredda, non solo Katherine, ma molte altre donne, nere e bianche, ebbero l’opportunità di rompere il ruolo esclusivo di madri, mogli e casalinghe. La mancanza di manodopera maschile, impegnata sui fronti di guerra, spinse infatti le istituzioni ad assumere altro personale. Quando la guerra finì, nessuna di loro voleva più tornare alla vita di prima.
Katherine, come molte altre donne, fu assunta alla NACA (poi divenuta NASA) come “calcolatrice umana”, precisamente “calcolatrice di colore”. A quel tempo, i calcoli venivano svolti a mano, dalle donne: le bianche lavoravano nell’Ala Est, le nere nell’Ala Ovest. Riferendosi a quel periodo, l’autrice Margot Lee Shetterly scrive:
“Fuori di lì, le regole delle caste erano chiare: neri e bianchi vivevano separati, mangiavano separati, studiavano separati, socializzavano separati, pregavano separati e, per lo più, lavoravano separati. Al Langley Memorial Aeronautical Laboratory, i confini erano più sfilacciati. I neri venivano ghettizzati in bagni separati, mense separate, però avevano un accesso senza precedenti al mondo dei professionisti.”
La vita di Katherine, soprattutto dopo la morte del primo marito, fu interamente dedicata al lavoro che amava con passione:
“Amavo andare a lavorare ogni singolo giorno.”
Dal film, la sua figura emerge con forza — soprattutto nella famosa scena del bagno riservato ai neri — e rappresenta il conflitto generato dalla segregazione razziale. Tuttavia, questa scelta registica ha un valore simbolico, riassumendo efficacemente la condizione vissuta dalle donne afroamericane in quel periodo.
Dalla lettura del libro si evince qualcosa di ancora più straordinario: l’intelligenza, la profonda preparazione, il talento matematico e la levatura morale di Katherine la ponevano ben oltre quella secolare insensatezza fatta di esclusione e discriminazione.
Katherine Goble (Johnson fu il cognome acquisito dal secondo marito) aveva appreso dai suoi genitori non solo il valore dello studio, ma anche il principio fondamentale del rispetto universale:
“Tu non sei meglio di nessun altro, e nessun altro è meglio di te”
le ripeteva sempre il padre.
Quelle regole retrograde — che nemmeno la NASA era riuscita a superare del tutto — erano, per lei, come “mosche sulla panna” in un ambiente di lavoro che, nonostante tutto, era eccezionale per fermento scientifico e concentrazione di talento. Per questo Katherine decise semplicemente di ignorarle, modellando attorno a sé un ambiente che fosse coerente con la visione che aveva di sé e del proprio posto nel mondo.
E fu così che, da quel posto nel mondo, in un modo o nell’altro, Katherine Johnson arrivò oltre i confini dello spazio conosciuto, oltre le Stelle, fino alla Luna.
Forse non ci andò fisicamente, ma con passione e dedizione contribuì a farci arrivare generazioni di astronauti… e di astronaute.
Samantha Cristoforetti è un’astronauta e aviatrice italiana, la prima donna italiana a far parte degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la prima donna europea a ricoprire il ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
(Samantha Cristoforetti)
“La Stazione spaziale è un esempio davvero luminoso di come le differenze internazionali passino assolutamente in secondo piano quando si ha un obiettivo grande, una passione in comune” (Samantha Cristoforetti)
Correva l’anno 1963. La Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica era in pieno svolgimento, e uno degli ambiti di conflitto più accesi era la feroce competizione politica, economica e tecnologica nel settore spaziale: la cosiddetta corsa allo spazio.
Nei primi anni, i sovietici avevano battuto gli americani in quasi tutte le tappe fondamentali: il primo satellite, il primo cosmonauta, la prima sonda lunare, la prima sonda interplanetaria e molto altro.
Fino a quel momento, però, la presenza femminile era rimasta marginale in entrambi i programmi spaziali: una situazione figlia della mentalità dell’epoca.
Nel 1961, dopo il volo di Jurij Gagarin, gli Stati Uniti annunciarono — un po’ a sorpresa — l’intenzione di mandare la prima donna nello spazio. Tuttavia, furono ancora una volta anticipati dall’Unione Sovietica: nel giugno del 1963, la giovane cosmonauta Valentina Tereškova divenne la prima donna nello spazio.
Oggi la situazione è molto migliorata rispetto agli anni ’60 e ’80, ma le astronaute rappresentano ancora una frazione ridotta del totale. Le cause sono molteplici, in gran parte di natura economico-sociale e culturale. È ormai noto, infatti, che non è una questione di diversa fisicità femminile a limitare l’accesso delle donne a questa carriera.
Un nuovo orientamento si sta affermando per favorire una maggiore diversità nel corpo astronautico. L’ESA, ad esempio, non solo incoraggia attivamente la partecipazione femminile ai bandi di selezione, ma ha anche avviato un programma sperimentale dedicato ai “parastronauti”, ovvero persone con disabilità fisiche.
“Se gli astronauti desiderano rappresentare l’intera umanità, allora dovrebbero includere tutti coloro che la compongono: anche le persone con disabilità, e tutto lo spettro di genere e orientamento sessuale.”
(Priya Satalkar, ricercatrice presso il Bioethics Institute di Ghent, Belgio)
Perché, come emerge dalle parole di AstroSamantha e di molti altri astronauti e astronaute, lassù ogni confine perde significato, e nasce spontaneo il desiderio di conoscenza, verità, esplorazione: un impulso profondo, insito in ogni essere vivente.
Nel nostro spettacolo, infatti, il cosmo diventa il luogo di uno straordinario incontro fra AstroSamantha e Ipazia, ormai andata oltre la dimensione materiale. Le due dialogano in cerca di risposte sull’immenso inconosciuto, con l’intento di liberare l’Umanità dalla sua condizione di ignoranza e saziarne l’infinita curiosità. Ma — a detta di Ipazia — non sono le “giuste risposte”, bensì le “giuste domande” a offrire questa possibilità.
La nostra cosmonauta insiste nel voler ricevere risposte da Ipazia, presenza eterea che ritiene essere andata Oltre, più vicina al disvelamento del Mistero. Incalzata da questo intenso desiderio, Ipazia decide allora di donarle qualcosa… Non un semplice “pensiero”, bensì una percezione, a cui lei stessa ama abbandonarsi… Una percezione: intensa, generatrice, cosmica.
E quella percezione è… BIG BANG!
(Katia Capato autrice)
(SU PRENOTAZIONE CON SMS O MSG WHATSAPP AL CELL DI SALA SCICLUNA 347 4002314 – indicare titolo evento, nominativo e numero prenotati)
CONTRIBUTO ALL’INGRESSO:
ADULTI 18€
RAGAZZI 15€
BAMBINI 12€
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Info stradali:
IN AUTO: In caso non si trovasse parcheggio nelle vie attigue si consiglial'area mercatale di Via Nicola Porpora
IN BUS: linea 4 direzione Falchera, scendere a fermata Gottardo;
linea 51 direzione Park Stura, scendere a fermata Rondissone.
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Nuove Cosmogonie Teatro & Sala Scicluna
via R. Martorelli, 78 - 10154 Torino (interno cortile)
Tel. + 39 347 4002314
e-mail: nuovecosmogonie@libero.it
In bus da Stazione PORTA NUOVA si consiglia la linea 4 - scendere alla fermata GOTTARDO.
Da PORTA SUSA linea 51 - scendere alla fermata RONDISSONE.
In auto si consiglia di partire per tempo e cercare parcheggio nelle vie attigue, consigliate via Sempione e via Gottardo.
E’ uno fra gli spettacoli più interessanti e fascinosi cui mi sia capitato di assistere di recente. La tridimensionalità degli oggetti, la drammaturgia musicale e, in generale, del sonoro, la ricerca di un particolare tipo di illuminazione e degli effetti che ne derivano, contribuiscono a fare di questo spettacolo non una semplice, e forse prevedibile, opera di divulgazione scientifica in costume ma il racconto di vite e di menti straordinarie messo in scena con il linguaggio straordinario e affascinante, incantato e allo stesso tempo preciso ed esatto, del teatro nella varietà delle sue forme.